Tsunami, Cina e informazione.

Ecco un esempio di come l’informazione può pilotare le coscienze e le azioni di tutti noi (almeno a mio parere).

Cina. Terremoto. Più di 3000 vittime.

Tsunami del dicembre 2006, le cifre son ben diverse, è vero, più alte e più sbalorditive. Però pur sempre di catastrofe si tratta, in entrambi i casi. Allora perché per le zone dello tsunami si è attivato subito un sistema di aiuti, di sms di donazione in cui ciascuno di noi è stato a suo modo coinvolto? Perché certe zone vengono privilegiate e altre no? Perché addirittura l’informazione spesso tace certi drammi, e ne amplifica altri?

E’ vero, le zone colpite dallo tsunami sono molto note a noi italiani perché meta turistica, e quindi c’è un coinvolgimento affettivo, c’è un certa vicinanza con queste zone, anche se lontane geograficamente. Mentre invece la Cina, agli occhi di un italiano medio ha scarsa valenza affettiva, anzi…si tratta per di più di un regime contraddittorio che poco rispetta i diritti umani… e allora siccome la Cina è ‘cattiva’, tanto vale non lasciarsi coinvolgere direttamente…

E poi c’è sempre di mezzo il giornalismo, con i suoi criteri di ‘notiziabilità’, che rende notizie solo le cose che (si pensa) possano interessare più gente possibile, le cose più vicine affettivamente al pubblico, le cose che toccano la gente comune personalmente.

Sarà… ma a me personalmente tocca anche la Cina. Sempre di vite umane si tratta.

Tornando però al discorso precedente, mi sorge anche un’altra domanda. Se, sotto la subdola copertura dei criteri di notiziabilità entrassero rientrassero anche gli interessi delle multinazionali (agenzie turistiche, tour operator, gestori di hotel) che- con sede in Italia/occidente- hanno bisogno di ricostruire i loro alberghi nelle zone dello tsunami e non ne hanno bisogno in Cina (dove non possiedono strutture)?

E’ una pura provocazione… o forse c’è un velo di realtà?

Mi chiedo, in sostanza, se tutta la nostra generosità in fondo è servita solo per tornare nelle nostre tasche. Perché gli alberghi nelle zone povere del mondo sono una nuova forma di colonialismo, lo si voglia ammettere o no, che arricchisce soprattutto le multinazionali e i proprietari (occidentali) delle strutture turistiche. (Agli abitanti, come al solito, solo le briciole date da un onesto lavoro come addetti ne settore alberghiero, ma è cosa nota).

La mia domanda, è: chi abbiamo aiutato?

E ho paura di rispondermi che molto probabilmente non abbiamo aiutato il povero padre di famiglia o il povero bimbo rimasto orfano che ci mostravano le immagini (rubate, del resto, anche quelle, senza un briciolo di dignità e rispetto per le sofferenze altrui) ma che in fondo i nostri soldi sono andati tutti a confluire nella ricostruzione… di alberghi di proprietari occidentali stra-potenti e stra-ricchi che, probabilmente, dei nostri soldi non avevano bisogno…!!!

Aggiungo un altro tassello, più o meno condivisibile, alle mie osservazioni. Nell’operazione sms tsunami, una gran mano ha dato (più o meno consapevolmente) ogni giornalista trafelato che leggeva i dati, mostrava le immagini, e ci suggeriva con quel suo respiro frenetico da infotainement… (e mi dispiace anche sul tg1, che dovrebbe essere imparziale e oggettivamente equilibrato, in quanto è il principale tg nazionale…vabbè scelte etiche… anche qui ci sarebbe da ridire…) il da farsi. Il giornalista che sembra più un rivenditore di pentole di canale pinkopalla che un giornalista serio, e che ci vende la sensazione che inviare un sms ci renderà protagonisti di un evento straordinario… ecco… bravo venditore… ci ha venduto questa sensazione, e in cambio noi abbiamo pagato con il nostro benefico e benevolmente candido sms… Quello che si direbbe un esempio di pubblicità riuscita. Solo che invece di dire apertamente ‘ricostruiamo gli hotel’, si crea un’impalcatura di ipocrisia e occultazione della verità che però ha gran presa (mediatica) sulla popolazione…

A voi le considerazioni.

Tsunami, Cina e informazione.ultima modifica: 2008-05-19T14:12:29+02:00da pepecontrariato
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